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Buona Musica a tutti :)

venerdì 16 dicembre 2011

BLUR







Storia di uno dei complessi più importanti e camaleontici degli anni '90 che, da icona Brit Pop alle incursioni Experimental Rock, ha saputo sempre re-inventarsi.

Se credete che il mondo musicale e in particolare quello concernente il Rock sia libero da pregiudizi, un universo in cui il "fanatismo" ha accezione positiva e non esiste ignoranza, allora dovete fare un passo indietro. Non è esattamente così e le orde di stereotipi che affliggono la Musica Rock lo dimostrano. Giusto per fare qualche vago esempio: chitarristi capelloni dalle dubbie capacità musicali, cantanti scazzati e stonati, gruppetti insignificanti che cavalcano l'ultima moda musicale snaturandosi pur di vendere qualche copia in più e altri che ripetono la stessa canzone da vent'anni, altri ancora che hanno costruito la propria carriera su plagi di brani altrui...e via dicendo. Di sicuro sapete bene di cosa sto parlando.
Ovviamente c'è da dire che le idee della massa (questo termine mi incute terrore quasi quanto ne incuteva a Manzoni!) sono spesso e volentieri guidate, anche prepotentemente, dai media. E' il caso, ad esempio, della tanto fomentata rivalità tra Blur e Oasis negli anni '90 e di tutto il calderone che girava sotto l'etichetta "Brit-Pop". In effetti quando si pensa ai Blur, giungono subito alla mente i ritornelli facilotti di "Charmless Man" e "Country House", nonché i quadretti della borghesia inglese realizzati ad arte dall'ironia pungente di Albarn. "Parklife" (1994) era stato, infatti, il disco manifesto del cosiddetto Brit-Pop, un movimento musicale distintivo degli anni '90, il quale affonda le sue radici nell'Indie Rock che s'andava sviluppando in quel periodo con gli stilemi del Pop inglese, di cui massimi ispiratori erano i Beatles. Ovviamente si trattò di un fenomeno esclusivamente British, che coinvolse tantissimi altri valenti complessi musicali, più o meno conosciuti, tra cui ricordiamo anche Suede, Mansun, Elastica, Embrace, Gene...

Ma per i Blur non fu così dal principio, non esordirono come Band di Musica Pop.
Se i Beatles debuttarono come complesso Pop per le masse per poi andare a configurarsi sempre più come sperimentatori in ambito Rock, per la prima parte di carriera dei Blur avvenne l'esatto contrario.

Il gruppo, formato dai giovani Damon Albarn, estroso e geniale cantante (più tastiere e chitarra ritmica), Graham Coxon, talentuoso chitarrista e fragile seconda voce dall'aria da nerd, Alex James, sorridente bassista che più Glamour non si può, e il batterista Punk dai capelli fulvi Dave Rowtree, riuscì ad ottenere ben presto un contratto. Forse troppo presto, a detta dello stesso Albarn vent'anni dopo. La gavetta antecedente alla pubblicazione del primo disco non fu molta infatti: i quattro, all'epoca ventunenni, fondarono a Londra un gruppo chiamato Seymour e iniziarono ad esibirsi nei locali. La loro era pura furia Punk o, per essere più precisi, Art-Punk. I baldanzosi giovincelli si presentavano già ubriachi alle esibizioni, con Damon che saltava come un pazzo, talvolta sanguinando per essersi sbattuto l'asta del microfono sul naso o essere saltato dall'amplificatore addosso ad Alex, e Dave che era solito indossare i pantaloni del pigiama (http://goo.gl/hZMk3). Salvo poi firmare un contratto con la Food, modificare il nome del gruppo in Blur e pubblicare nel 1991 "Leisure", disco acerbo ma che già lasciava intravedere le potenzialità del quartetto inglese. A far conoscere i Blur contribuirono la copertina patinata dell'album e il primo singolo, "She's so high", delirio romantico di barrettiana memoria. Ma sarà soprattutto il secondo brano estratto da "Leisure" a portare quel sound così ricco di riferimenti eppure già personale al primo vero discreto successo dei Blur. Il pezzo è "There's no other way", in cui viene delineata con tocchi di classe un'amarezza stantia da ricondurre alla monotona falsità della vita borghese. La canzone è trascinante e quel gruppo sprigiona fascino. La bravura non manca di farsi notare anche in altre tracce, ma quella più interessante è senza dubbio la lisergica "Sing", guidata da un'atmosfera drogata e martellante in stile Velvet Underground. Non a caso scelta per la colonna sonora del film "Trainspotting" di Danny Boyle.
Un esordio frettoloso (addirittura molti testi saranno improvvisati in sala di registrazione) che di Pop aveva ben poco; una mistura intrigante di Shoegaze e Manchester Sound.

("Leisure": 6.5)


Un lungo tour in America pare ai Blur l'occasione migliore per farsi conoscere all'infuori della Gran Bretagna e così, forti dell'aggressivo singolo "Popscene", i nostri si muovono in direzione degli States. Ma il viaggio sarà fonte di attriti tra i membri del gruppo che, nel mondo plastico e contorto degli USA, si sentono fortemente a disagio. Senza contare che il tour fu disastroso e i quattro si ritrovarono senza un soldo e stroncati dalla critica che vedeva in loro una brutta copia degli Stone Roses, gruppo fondamentale per la comprensione del Brit-Pop e Alternative Rockdegli anni '90. Tornati in Inghilterra stremati dunque dall'esperienza americana, i Blur decidono di rilanciare la propria immagine. Damon è deciso a creare un sound che sia British, che rispecchi le loro radici, che non snaturi le loro ambizioni. Ma, soprattutto, che costituisca un punto di distacco dal Grunge, onnipresente in quel periodo dopo la forte spinta propulsiva apportata daiNirvana. Il Brit Pop così come lo conosciamo probabilmente inizia proprio qua, da "Modern Life is Rubbish", uno dei primissimi dischi del genere. E in "For Tomorrow", che apre l'album, questo appare chiarissimo, poiché il pezzo incarna tutte le caratteristiche del Pop made in England. Un lavoro ancora fragile, da maturare, ma che già indica verso una precisa direzione, pur essendo aperto a varie influenze musicali. Non si può parlare di concept album ma sicuramente in MLIR il filo conduttore c'è eccome in tutti i brani: l'osservazione della quotidianità inglese di quegli anni in una sorta di delicato affresco crepuscolare, che si libra tra gesti e oggetti comuni e poco intriganti. La rabbia giovanile fomentata dal Grunge è qui sostituita da una dolce mestizia che avvolge ogni pezzo, andando a creare una cappa di amarezza e rassegnazione che non risultano mai doloranti o pedanti.

("Modern Life is Rubbish" : 7)


Si arriva così a "Parklife", la consacrazione definitiva per i Blur. Il salto di qualità è enorme e i quattro dimostrano di aver notevolmente affinato le loro capacità musicali, fino ad allora espresse solo in potenza. Nel disco non c'è una sola cosa che non vada bene: maturo nelle musiche, nei testi e nell'interpretazione, incredibilmente vario ma omogeneo. Gli arrangiamenti si fanno curati e intriganti, talvolta spiritosi, come in "Girls & Boys", ballabile, giocosa e, come gran parte della produzione del gruppo, solo apparentemente semplice. I brani sono tutti perfetti: dalla scanzonata title-track, cantata insieme all'attore Phil Daniels, alla bellissima "Clover Over Dover", resa ipnotica dal suono del clavicembalo, passando per le atmosfere retrò di "To the end" e quelle Glam di "Jubilee". Senza dimenticare la filastrocca spaziale cantata dal bassista Alex James, "Far Out", la malinconica "This is a Low" e il giro di basso funky dell'ironica "London Lovers".

("Parklife" : 8.8)


I nostri hanno ormai raggiunto, oltre ad un equilibrio artistico invidiabile, anche fama e successo. Ma la situazione inizia a mostrare i primi effetti collaterali: è il momento degli attacchi di panico di Damon e dei contrasti del cantante con Coxon. Oltretutto ci si mette di mezzo la stampa inglese, da sempre molto patriottica. Infatti, dopo aver scoperto e ri-scoperto i Blur, i media creano e fomentano una vera e propria battaglia musicale tra Blur e Oasis, nonostante i due gruppi abbiano poco o niente in comune. Ma è l'occasione per portare alla ribalta la storica rivalità tra Beatles e Rolling Stones e aggiornarla al tempo corrente, con i Blur da una parte, faccini freschi e puliti, e i Gallagher dall'altra, ragazzacci di pessime maniere. Tra l'altro, il dualismo tra Damon Albarn e Graham Coxon, amici-nemici, novelli John Lennon-Paul McCartney, poteva accentuare questa visione dei fatti.
La questione però si rispecchia anche sul piano sociale perché sempre più i primi vengono associati alla Middle Class del Sud e i secondi alla Working Class del Nord.
Chi glielo spiega ai media britannici che parlare di Nord e Sud e appartenenza a classi sociali nella Musica Pop è una cosa stupida?
Certo, i Blur avevano sin dagli esordi contemplato nei loro pezzi il personaggio borghese, ma si trattava di un'immagine caricaturale e ironica, oltre che amara. E continueranno a farlo anche nel disco successivo, "The Great Escape" del 1995. Il primo singolo infatti, "Country House", altro non è che un'invettiva nei confronti di un "cinico professionista" all'apice del successo il quale crede che basti trasferirsi in una casa di campagna per evadere dai problemi. Per poi continuare a condurre la solita vita, con i pomeriggi che scivolano via tutti uguali, ingozzandosi di pillole e leggendo Balzac, con i documenti dell'analista da compilare. "Country House" uscirà come singolo lo stesso giorno di "Roll with it" degli Oasis e venderà circa 60mila copie in più del brano gallagheriano; ma gli Oasis vinceranno la battaglia in quanto il loro disco, "What's the story (Morning Glory)" surclasserà TGE.


La battaglia del Brit-Pop era stata molto più estenuante di quanto si possa immaginare, coi fratelli Gallagher che augurano a Damon e Alex di prendere l'AIDS e fanno una parodia volgare e fuori luogo di "Parklife" trasformandola in "Shit-life" e molte altre scaramucce tra queste due band simbolo del periodo. "Gli Oasis erano come i bulli a scuola... Ora ci rido su, ma al tempo ero molto sensibile e quegli atteggiamenti mi ferivano", rivela Damon Albarn a vent'anni di distanza dalla famigerata lotta. In effetti quello fu un periodo alquanto buio per i Blur che, entrati nel circolo vizioso della Musica Pop, non riuscivano più ad uscirne per ritrovare la propria identità. Erano diventati il gruppo delle ragazzine di 13-14 anni, che appendevano il loro poster in camera e canticchiavano a squarciagola il "nana nanana nana" di "Charmless Man", venerando la frangetta biondina di Albarn. Eppure "The Great Escape" è un ottimo album di Musica Pop, anzi forse troppo sottovalutato a causa dei tumulti che lo accompagnarono. Pezzi incisivi come l'opener "Stereotypes" e il Pop strampalato di "Dan Abnormal" (anagramma proprio di "Damon Albarn") non sono certo da sottovalutare. Senza contare la raffinata e al contempo demenziale "Fade Away", l'evasività e l'alienazione dolorosa e toccante di "He tought of Cars". E la contrapposizione tra voce maschile inglese e voce femminile giapponese di "Yuko and Hiro" non vi ricorda una certa produzione bowiana? Senza contare che TGE contiene uno dei capolavori assoluti della loro opera: l'orchestrale "The Universal", amaro apogeo di pessimismo mascherato da ottimismo, con un originale videoclip che si ispira ad "Arancia Meccanica" di Stanley Kubrick.

("The Great Escape" : 7.8)


"Ai concerti non riuscivo a guardare oltre la terza fila ma fino a là vedevo solo ragazzini" ,incalza seccato Graham, che in quel periodo arriverà a detestare la Musica Pop e a cercare una via di fuga dalla Musica Inglese nelle influenze americane. Influenze che appariranno chiare nel lavoro successivo della band, "Blur". Proprio in questo lavoro l'influenza del John Frusciantebritannico si fa più forte.
Siamo nel 1997 e i Blur cambiano ancora una volta faccia. Abbandonano le atmosfere patinate e distese del Brit-Pop e si avvicinano fortemente a Indie Rock e Lo-fi, sfoderando un sound sporco, brusco. Le melodie orecchiabili lasciano il posto a ruvidezza e al tempo stessa ricerca sonora.
Il preludio al cambiamento è per tutti il primo singolo dell'album, "Beetlebum", una ballata malinconica che trafigge intimamente, quasi quanto lo sguardo mai così maturo di Albarn nel videoclip. Nel pezzo finalmente il cantante abbandona la terza persona e i ritratti della borghesia inglese per aprirsi a un tono più intimo e personale. "Beetlebum" ha un testo ricco di sfumature ed interpretarlo è questione soggettiva, ma la questione della droga sembra sottesa in frasi come"She turns me on... All my violence is gone". Sarà Damon stesso a confermare la versione secondo la quale l'amara canzone si riferisce all'eroina.
E poi nel disco è contenuta la celebre "Song2", un brano che anche chi non conosce i Blur, conosce. In Italia divenuta famosissima dopo essere stata scelta come sigla del gioco "Fifa 98", un pezzo di memoria collettiva per tutti i ragazzini che in quel periodo vi trascorrevano i pomeriggi! Impossibile non lasciarsi trascinare da quell'efficacissimo giro di chitarra e da quel "woooh-oooh!" che tanto fa il verso al Grunge, come anche il video. L'America non più come la terra nemica e straniera, dunque.
Altri pezzi interessanti sono la bellissima "Country Sad Ballad Man" e la velocissima "M.O.R.", proseguo del Bowie berlinese. Graham Coxon dà il suo contributo anche vocale nella dissonante "You're so great", geniale ballata chitarristica dai suoni aspri e timidi, spigolosa e dolce nello stesso tempo. Ma ogni traccia di questo fenomenale disco va ascoltata e assaporata perché rappresenta un pianeta a sé, eppure mai dissociato dall'universo contemplativo, intimistico e sperimentale del disco nella sua interezza.
Basterebbe anche solo un disco come "Blur" per rivalutare questo complesso, che ha saputo passare dal Brit-Pop più intellettuale alla sperimentazione pura, in diversissimi contesti musicali. Un po' come i Radiohead, che però vengono sempre citati per questo motivo, contrariamente al quartetto londinese, ricordato perlopiù ai fasti del successo commerciale. Ricordiamo anche che "Kid A" dei Radiohead è stato pubblicato nel 2000, il disco dei Blur che adesso andremo a prendere in esame, invece, nel 1999...Riflettiamoci su.

("Blur" : 9)


Il gruppo ha spiazzato tutti con "Blur", dunque quale sarà la direzione che prenderà adesso se non quella di continuare su questa strada, lasciando ancora una volta il proprio pubblico folgorato? E' la volta di "13" , pubblicato nel Marzo 1999. Il pezzo che apre l'album, "Tender", rappresenta un punto di rottura e insieme di continuità col passato, poiché è un brano orecchiabile e molto piacevole all'ascolto ma che introduce sonorità quasi Country, con il coro eseguito dalla London Community Gospel. Ma le novità non mancano di farsi sentire in brani mirabolanti di cui ora andremo a parlare meglio.
"Quando Damon arrivò con il testo di "No Distance Left to Run" rimasi sbalordito, perché mi accorsi che non era solo una persona strafottente e arrivista ma che anche lui ha i suoi problemi e la sua sensibilità", commenterà Graham in seguito. In effetti in quel periodo l'eccentrico Damon stava attraversando un periodo complicato e doloroso dopo la rottura del turbolento rapporto, durato 7 anni, con Justine Frischmann, leader degli Elastica. Ha così inizio un periodo di depressione per lui, che abbandona la casa in cui aveva vissuto tutti quegli anni e si prende un appartamento a Bayswater.
Già dal precedente lavoro Albarn aveva abbandonato l'accento cockney, tipicamente londinese, a favore di una voce più sincera, più diretta, tremante d'emozione a volte. La sua. In "13" la voce si fa addirittura biascicante, come quella di qualcuno che, steso per terra, cerca disperatamente di alzarsi, tendendo le braccia per aria, ma con la rassegnazione solo apparentemente pacata di chi sa già di essere solo. Un cantato torbido e penetrante. E' il caso di quella che è, a parere di chi scrive, il miglior pezzo mai registrato dal gruppo, ovvero "Caramel":
"Devo andare oltre, devo andare oltre, devo stare meglio. Io sono con te per sempre. Devo ingegnarmi, devo fare di meglio, devo smettere di fumare. Dov'è la magia? Devo stare meglio... Oh, Signore, dammi la magia... Sono con te per sempre. Devo trovare qualcosa che so fare e andare a vivere per le montagne. Ti amo eternamente. Lo sapevo, lo sapevo... e tu sei, tu sei...fiacco, fiacco, fiacco".
Quello che sembra essere solo un vaneggiamento senza un filo conduttore, è invece un tentativo, logoro già in partenza, di cercare di proseguire a discapito delle difficoltà, mentre in realtà si ha voglia di assistere e custodire la propria solitudine. Null'altro.
La canzone, musicalmente di stampo sperimentale e molto suggestiva, termina effettivamente al minuto 06:40, ma poi seguono due brevissime ghost track: una che rimanda al pezzo finale del disco, "Optigan1" e un'altra dal sound più duro e distorto, con tanto di rumore di un'automobile che si accende.


Tra gli altri brani presenti in "13", voglio parlare di "Trimm Trabb", che ha un suono così anestetizzante che non potrete fare a meno di ascoltare e riascoltare, tra i deliri onomatopeici di Albarn e i suoni sovraesposti e malati di Coxon e degli altri componenti del gruppo. Il brano, che spesso va a sfiorare l'elettronica, fino ad un certo punto si configura come un pezzo ordinario finché, a partire dalla seconda parte, la forma-canzone viene a scomporsi, dilatandosi in modo da confluire in un trip ammaliante di rumori. E poi c'è, invece, "Swamp Song", le cui parti si trovano scomposte già in partenza e difatti non vanno mai a confluire in qualcosa di simile ad un ritornello, ma si ripetono continuamente eppure in modo sempre diverso, supportate da urla isteriche e coretti rassicuranti. La follia nell'ordinario.
Syd Barrett, idolo di Damon, appare più vicino che mai, soprattutto nella dolce e cadenzata "Mellow Song" e in parte anche in "1992", altra perla del disco. Anche qui un Albarn malinconico, intento a ricoprire di ricordi gli ultimi spasmi doloranti della sua relazione, sacrificata forse anche in virtù della fama ("Going into business, an agreement for your bombast"). La sua voce poi scompare, assediata da suoni e rumori che la circondano da ogni parte, andando letteralmente a coprirla, a soffocarla, perché in fondo neanche la Musica riesce a placare quel caleidoscopio di ricordi, quel letto, quell'ombra silenziosa di un'altra persona, più un fantasma generato da pensieri e paranoie che riflesso della realtà.
Una tristezza tangibile, che non chiede pietà né comprensione, ma solo di potersi rivelare.
"13" è un album assolutamente sottovalutato, forse perché si trova tra il masterpiece del gruppo (l'omonimo "Blur") e il loro ultimo, interessante lavoro, "Think Thank". Forse perché la grande varietà di suoni presenti sono sconnessi ed eccessivi. Forse perché un disco così sbilenco, carico e paranoico non lo si aspettava dai Blur, anche se gli stessi avevano, dal post TGE, dato prova di essere un complesso camaleontico e molto più intenso e veemente di quanto l'etichetta "Brit-Pop" che era stata attaccata sulla loro Musica, potesse dare a credere.
Bollato infatti come "troppo alternativo" o "forzato e pesante", "13" è semplicemente impegnativo. Necessita di più ascolti approfonditi, non è un disco da mettere come sottofondo durante un viaggio in macchina. E dire che questo album contiene anche alcuni classici del gruppo: le già citate "Tender", amatissima ai concerti", e l'emozionante "No Distance Left to Run", oltre a "Coffee and Tv", pezzo firmato interamente dal chitarrista Graham Coxon; una sorta di filastrocca che al primo ascolto potrebbe apparire addirittura insulsa, ma che dopo vari ascolti vi sorprenderà. Nel testo Coxon parla dei suoi tentativi di smettere di bere, da sempre suo grande problema, e il pluri-premiato videoclip che è stato realizzato ha per protagonista un cartone di latte, Milky, alle prese con un'estenuante impresa nel bizzarro mondo degli umani!

("13" : 8.8)


Il giusto riconoscimento anche per il videoclip di "No Distance Left to Run", in cui, grazie ad una videocamera a visione notturna, vediamo i quattro mentre dormono nei loro rispettivi letti:


A un anno di distanza da "13", il gruppo pubblica "Blur: The Best Of", una raccolta che celebra i loro dieci anni di attività, con l'aggiunta di un inedito: "Music is my radar", un pezzo sperimentale che viaggia sul territorio dell'elettro pop e si profila come incredibilmente interessante. A tre anni dall'uscita del Best, nel 2003, i Blur danno alla luce il loro ultimo disco in studio: "Think Tank". Ciò che caratterizzò la registrazione di TT fu infatti la dipartita di Graham Coxon. Le scuole di pensiero che valutano le motivazioni sono varie, ma la più credibile è senza dubbio quella che vede Coxon e Albarn l'uno contro l'altro, probabilmente a causa di dissapori a livello musicale. La genialità di Damon iniziava infatti a strabordare e a vagare in tante, troppe direzioni, difficilmente gestibili e conciliabili tra loro, cosa che apparirà chiara nei suoi progetti futuri. Graham non avrà gradito questi ennesimi capricci del leader del gruppo e da qui la decisione di andare avanti per conto proprio. "Think Tank" viene comunque alla luce, e sempre sotto il marchio Blur, ultima scintilla di una brillante carriera. Esso risente molto, quindi, della creatività altalenante di Albarn, tra sprazzi orientaleggianti, ancora qualche bagliore lo-fi e il definitivo abbandono del Brit-Style. Si spazia dal surrealismo lamentoso in stile Radiohead di "Good Song" all'invernale "Ambulance", uno dei vertici del disco che richiama a qualcosa di Dub-Step, passando per il bel singolo di lancio "Out of Time", registrato in Marocco.
"Think Tank" aggiunge il tassello definitivo alla costruzione e demolizione del sound Blur dal periodo post-TGE in poi: brani che si dilatano e restringono di volta in volta, una stratificazione di suoni che accoglie le influenze più strane, come nella sensuale "Brothers and Sisters". In essa si passano in rassegna tutte le droghe ("fratelli e sorelle" appunto) che fanno parte della vita di chiunque: non solo cocaina dunque, ma anche la caffeina, di cui tutti usufruiscono e l'aspirina, usata per alleviare il dolore. Le droghe viste nella loro accezione sociale, in un periodo in cui si vive "per ansietà" e in cui il bere è il riflesso della nostra società.



("Think Tank" : 7.7)


Pare che i rapporti tra i membri dei Blur siano, negli anni a seguire, andati a ricomporsi e rasserenarsi, fatto supportato anche dall'uscita, nel Giugno del 2009, di "Midlife: A Beginner's Guide to Blur", un doppio cd che si propone di raccogliere le canzoni più emblematiche (non solo singoli) dei Blur dagli esordi fino a "Think Tank". Ma soprattutto dallo straordinario concerto di re-union del 2 e 3 Luglio 2009 ad Hyde Park. Un evento colossale e bellissimo, che non lascia dubbi sul talento camaleontico e intenso di questo complesso, troppo spesso sottovalutato.



Altri progetti:

Negli anni 2000, Damon Albarn si getterà, inoltre, in uno stravagante progetto: un gruppo i cui membri appaiano sotto forma di cartoon. Nascono così i Gorillaz, caratterizzati da un sound che mescola l'Hip Hop con la Musica Pop e la sperimentazione, in modo diverso a come si è abituati a pensare a questo connubio. Eppure i Gorillaz, che pure hanno sfornato varie hit di grandissimo successo ("Clint Eastwood", "Feel Good Inc"...), difficilmente sono riusciti a conseguire al meglio il loro obiettivo. Più interessanti invece gli altri progetti paralleli dello stesso Albarn: primo tra tutti "The Good, The Bad & The Queen", album di debutto del super-gruppo formato appunto da Albarn, il chitarrista dei Verve Simon Tong, un mito vivente come Paul Simonon deiClash al basso e Tony Allen alla batteria.

E per quanto riguarda la carriera solista del chitarrista Graham Coxon? Ha già pubblicato ben 7 album, dischi di Pop deturpato e sgangherato, estremo ma con la costante intimista sempre in evidenza. E' un talento ruvido quello di Coxon, che ha dato prova di riuscire a farsi valere nell'ultimo album, "The Spinning Top" (2009), beccheggiante tra emozioni folkeggianti e languido Pop. Ma siamo ancora lontani dalla brillantezza di cui aveva dato prova nei Blur...

8 commenti:

  1. Molte Grazie, ci tengo tantissimo a quest'articolo!

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  2. Miss Semi-Skimmed Milk16 gennaio 2012 11:29

    Questo articolo è molto interessante e dettagliato. Ammetto che sono di parte anche io, dato che ascolto i Blur e mi piacciono un sacco (da ormai 7 anni, anche se li "conoscevo" inconsapevolmente da molto più tempo), quindi già l'argomento di per se' è perfetto a prescindere.
    Però ti faccio ugualmente i miei complimenti perché questo post è davvero ben scritto ed inoltre purtroppo si parla troppo poco dei Blur.
    Io ho 18 anni (quest'anno vado per i 19) e -ad esempio- nessuno della mia classe conosce i Blur...Certo, magari Song2 (Fifa98 eheh), ma non sanno chi l'ha scritta e suonata...Insomma, è tutto molto triste!
    C'era anche un forum italiano (io avrò scritto 2 post perché già non ci scriveva più nessuno, anche se ci sarebbero un sacco di cose su cui discutere, anche i vari progetti paralleli di Albarn o Coxon ecc...), ma ormai è disabitato!
    Tristesse.

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  3. è stupendevolmente stupendo. ç.ç
    Appena arrivata a metà mi stavo mettendo quasi a piangere e a dire:"perché non sono più i BLUR?!?"
    Comunque, bello, non c'è da dire.
    Sperando in una nuova riunione dei Blur con i Brit Awards...
    p.s: non voglio fare l'anonima, ma non ho un account xD
    Sono quella tizia che ti ha complimentato nella pagina dei Blur che hai fatto su fb. :)

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  4. Ringrazio sia Miss Semi-Skimmed Milk sia l'altra ragazza che mi segue sulla pagina Facebook ("Blur & Brit Pop" a proposito: https://www.facebook.com/pages/Blur-Brit-Pop/306008596103833).
    Sicuramente Miss Semi-Skimmed Milk si riferiva al forum "BLUR ITALIA", di cui ho letto vari post, ma che purtroppo è stato disabilitato. Non so per quale motivo ma in effetti fa tristezza il fatto che un gruppo così bello e camaleontico sia poco conosciuto qua in Italia. O che parlando con qualcuno per farti capire sia necessario appellarli come "quelli di WOOH-OHH, la sigla di Fifa".
    Questa Biografia ha anche e soprattutto lo scopo di far conoscere a più persone possibili questo gruppo, in tutte le loro sfaccettature, in tutte le loro sfumature.
    Grazie per il vostro intervento, spero continuiate a seguirmi ;)

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  5. "Blur Italia" DISABILITATO?! O_O"
    Ok ora mi sto prendendo un colpo...in effetti l'ultima volta che ci ho scritto è stato circa l'anno scorso...speravo tanto in una "rinascita" dell'unico forum italiano sui blur, ma niente >_<
    Oppure sono scandalosi anche i miei compagni di classe che mi credono una poco di buono perché non mi piacciono gli Oasis e ascolto i Blur o.ò patetici al massimo. Stupidi mass media.
    Certe volte mi prenderei di coraggio e cercherei di far qualcosa. In effetti non possiamo mica stare sugli allori pensando che saranno loro a riunirsi (anche se dovrebbero >_>) e noi fare da spettatori. Sarebbe bello se iniziasse una "spinta" dai fan per la loro riappacificazione. Magari funzionerebbe anche. :)

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  6. Miss Semi-Skimmed Milk16 gennaio 2012 13:04

    Eh già...Blur vs. Oasis, che stronzata (perdonatemi il termine).
    Correva l'anno 1995 e i mass media (a partire da NME, ma non solo!) esageravano con questa storiaccia. Bisogna dire che anche i vari componenti delle due band ne approfittavano, ovviamente...Inoltre queste faccende per Liam Gallagher sono pane per i suoi denti. Idem per Noel.
    Comunque sarebbe bellissimo ripopolare "Blur Italia" o - dato che è disabilitato - creare un forum nuovo sui Blur...Così si diffonderebbe il Verbo AHAH ;)
    Ah, ho messo "Mi piace" al gruppo e sono rimasta piacevolmente stupita perché ha comunque più di 100 fan! Certo, sono relativamente pochi, specie se paragonati ad altri gruppi, eppure è comunque un numero soddisfacente :D

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  7. Tranquille, neanche a me piacciono gli Oasis, anzi. Ma ovviamente non per quella sciocca e insulsa battaglia mediatica tra le due band.
    Comunque la pagina Blur & Brit Pop è nata da solamente due settimane, quindi mi auguro che cresca e che i fans italiani non tardino a farsi sentire! Ho anche un'altra pagina, da più di mille iscritti: "Crazy Diamond Music" https://www.facebook.com/pages/Crazy-Diamond-Music/247554851925116, magari vi potrebbe piacere anche quella :D
    Detto questo, cari saluti ragazze ;)

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