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giovedì 29 dicembre 2011

PULP, "Different Class"

(1995; Genere: Brit-Pop, Rock, Pop-Rock)

E' senza dubbio Jarvis Cocker, crooner snob e decadente, elegantissimo Dandy fuori tempo massimo, la guida artistica dei Pulp, complesso formatosi nel 1978 dallo stesso Cocker, allora quindicenne. Dopo circa quindici anni di frustrante anonimato, o quasi, i nostri raggiungono il vero e proprio successo nel 1995 con l'album "Different Class", uscito dunque nel pieno boom Brit Pop, un calderone che finirà per inglobare anche loro. In effetti brani come "Common People", singolo anticipatore del disco, e "Disco 2000", lasciano pochi dubbi. Il primo è una sagace satira sociale nei confronti di una ragazza borghese, di buona famiglia e con padre ricco, che ha studiato scultura nei migliori college, ma coltiva un fervente quanto bizzarro desiderio: quello di vivere come una "persona comune". Così il narratore si offre di aiutarla nella surreale impresa, pertanto la accompagna al supermercato, a cercare lavoro e un appartamento in affitto, ma la mentalità non si può cambiare a tal punto, perlomeno non quella di chi crede che "essere poveri sia cool".
L'altro è un brano impresso nella memoria di chiunque abbia vissuto quegli anni. A discapito del ritmo ballabile e trascinante, la canzone si compiace di una malinconia che guarda al passato e profuma di tristezza; eppure ascoltarla e riascoltarla non può non essere un piacere. Memorabile anche il videoclip "narra-storia", ottimamente realizzato, e la bella versione rallentata e melodica che fece Nick Cave di questa canzone.


Ma "Different Class" non è solo un disco di puro e semplice Brit-Pop. La dimostrazione dell'eclettismo dei Pulp (semmai ci fosse bisogno di attestazioni, vista la carriera antecedente a questo lavoro) risiede anzitutto in due composizioni, pur se diverse tra loro: "I Spy" e "F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E.".
"I Spy" può essere definita come un'operetta orchestrale in bilico tra atmosfera da colonna sonora, quasi alla Sergio Leone, e la teatralità esuberante e chic che Cocker ha ereditato dal Glam Rock degli anni '70. Vera e propria gemma sinfonica dal retrogusto apocalittico, che solo per l'elaborato e al contempo musicale linguaggio adoperato, meriterebbe un posto d'onore nell'ambito della Musica Leggera Inglese. Il tutto sopportato dall'interpretazione vibrante di Jarvis Cocker, paragonabile a quella di uno straordinario attore perfettamente nella parte in un film drammatico. L'altro brano che si distacca nettamente dall'atmosfera Brit-Pop,"F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E.", avanza già nel territorio Avant-Garde, disseminato da quelle incursioni elettroniche che caratterizzeranno una certa produzione successiva di alcuni gruppi. Il pezzo rappresenta anche l'occasione per lodare l'eccelso lavoro alle tastiere di Candida Doyle, capace di creare un'atmosfera compulsiva dove Cocker reca invece la sensualità, andando a scavare nei toni più bassi e profondi del colore della vocalità straordinaria che lo caratterizza.

Ma in che cosa risiede dunque la bellezza e la novità dei Pulp? Mentre la battaglia Brit-Pop incalzava fomentando la rivalità, vera o presunta, tra Blur e Oasis (una battaglia invero impari e poco credibile vista l'abnorme superiorità artistica di Albarn & Co.), i Pulp e i primi Suede davano sfogo a un pathos romantico, vivido e spesso atemporale, inglobando a sé elementi della Musica Inglese degli anni anni '70 come Bowie e T-Rex, e degli anni '80, in primis i Cure di Robert Smith, la cui voce appare talvolta reincarnata proprio in quella di Cocker. Il risultato non è un pastrocchio disorganizzato e scopiazzato, bensì l'esatto contrario; il che rende la band di Cocker e quella di Brett Anderson (seppure solo per i primi tre album) gli outsider Glam dell'epopea British Pop.

Il brano in cui si avverte maggiormente il languore romantico dei Pulp è sicuramente "Bar Italia", che si snoda lungo un percorso dolciastro a volte, dolceamaro delle altre. E raggiunge il massimo lirismo nel climax del ritornello. L'avventura di "Different Class" passa poi anche per la pizzicata "Pencil Skirt" e "Mis-shapes", esortazione per una rivoluzione non sociale, non estetica, bensì intellettuale; vero e proprio inno di rivincita dei nerds nei confronti di una società che offre come modelli solo stereotipi. Anche il videoclip del pezzo parla chiaro.

"Underwear" e "Something Changed", seppure stilisticamente molto diverse tra loro, sono la dimostrazione che è possibile comporre un perfetto e bellissimo brano Pop in modo ordinario, mediante la successione di strofe e ritornello, una ritmica piena e circolare e le parole del testo che non siano buttate giù per atto dovuto.

"Questa è la luce di una nuova giornata che albeggia? Il bagliore del futuro che intraprenderai?
No, è soltanto un altro Lunedì che incalza. Ti tocca rifare tutto ancora una volta, caro".
Con queste parole termina quel piccolo capolavoro di "Monday Morning", nebbiosa esplosione a cavallo tra estetica alla Bowie e spiritualità Dark, il cui argomento preso in esame è una delle abitudini più antiche e recondite dell'uomo, cioè quella di crogiolarsi al pensiero di un futuro migliore senza però far niente di sostanzioso per migliorarlo, convinti che domani andrà meglio e i dolori poco a poco svaniranno nelle sfumature indefinite del tempo. Alla fine, però, ci si accorge che il treno del tempo è già passato e tutto ciò che rimane da fare è confrontarsi con le inevitabili delusioni.

Istrionici e poliedrici, i Pulp dopo "Different Class" continueranno a cambiare faccia con il torbido noir di "This is Hardcore", dimostrando di appartenere realmente ad una "classe differente".


Raising Girl consiglia l'ascolto di: "F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E."

Pulp, "Different Class" : 8.3


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