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sabato 10 settembre 2011

"The King of Limbs", Radiohead



(2011; Genere: Alternative Rock; Elettro-Rock)

Ho trovato davvero difficile dare un giudizio complessivo all'ultimo lavoro dei Radiohead, uscito tra febbraio e marzo di quest'anno. Dopo svariati e approfonditi ascolti, credo che ci vorrà ancora del tempo per assimilarlo. In generale però, il mio parere su "The King of Limbs" è positivo, nonostante l'influenza di Thom Yorke sia qui talmente invasiva che i più, a ragione, ritengono questo Album la naturale prosecuzione di "The Eraser", suo lavoro solista del 2006.
Si tratta probabilmente di un disco di transizione, ma con le idee chiare: anzitutto la durata complessiva supera di qualche secondo i 37 minuti. Molti lo ritengono un male, ma in realtà un disco che dura poco di questi tempi è quasi sempre sinonimo di sincerità artistica. Ecco perché accade raramente. Poi, altro nodo fondamentale è costituito dall'essenza dell'Album: questo è un disco basato sulla ritmica, incessante e peristaltica, vero filo conduttore tra i brani. Una ritmica potente che può però accantonare la propria persistenza e diventare minimale, quasi una ninna-nanna, come in "Give up the Ghost", o può irrobustirsi sublimandosi in schizofrenia elettronica, come in "Feral", brano strumentale in cui però il vero strumento è la voce: piccoli gemiti, sussulti, melodici mugugni, che seguono l’andamento sconnesso della musica fino a fondersi con essa. Riuscitissimo esperimento.

I Radiohead sono in perpetua e costante evoluzione, da quando il loro primo, lamentoso ma efficace singolo "Creep" li ha gettati sul campo. Hanno sempre cercato di andare oltre la siepe leopardiana, accogliendo spunti e influenze nuove e innovative, sempre interiorizzate con personalità e passione. In "King of Limbs" non sono tanto le liriche (da sempre parte fondante dei Radiohead) a essere protagoniste, bensì la musica, accuratissima e di maniera, studiata fin nei minimi dettagli.
Però se aveste voglia dei Radiohead più classici allora vi troverete degli amabili resti in "Lotus Flower", "Little by Little" e "Codex". "Lotus Flower", primo singolo estratto, è un ottimo pezzo in cui si risveglia l’essenza del gruppo, sottile e raffinata, compulsiva, serrata, splendidamente arrangiata . Da guardare assolutamente il video, in cui troviamo Thom Yorke che ci invita ad “aprirci lentamente, come fiori di loto”, in veste inedita: si cimenta in una danza tanto stravagante quanto sussultoria. Ritmo è, ancora una volta, la parola chiave. In "Little by Little" c'è una maggiore ricerca dell'orecchiabilità con un particolare orientamento verso il trip hop e spunti molto interessanti, anche se la voce di Yorke ha un non so che di eccessivamente lisergico.
Ma la vera punta di diamante è Codex”, in cui la freddezza dell’elettronica fa spazio all’emozione e a quella vaghezza leopardiana che ha da sempre caratterizzato le migliori produzioni del gruppo. Siamo sospesi ascoltando queste algide note di pianoforte che guidano con levità le parole di “Codex”, poche ma intensamente poetiche. E la voce di Yorke appare sfumata, leggiadra e, sfuggente, sembra inseguire una profumata brezza nell’aria, in quell’ambiente sonoro creato ad arte dai suoi compagni.
"The King of Limbs" non è il Capolavoro dell'anno, però sicuramente vale la pena ascoltarlo. E' un disco essenziale eppure tremendamente ricercato e distinto. I brani sono parecchio ostici e a un primo ascolto potrebbero sembrare un conglomerato di suoni elettronici sottili e rifiniti, ma man mano che lo si ascolta si capisce che in questa forte sintesi i Radiohead hanno saputo coniugare gran parte della loro indiscutibile bravura. Si ascolti per credere l'introduttiva Bloom”, una marcia da ascoltare veleggiando negli oceani, nuotando negli abissi a suon di una musica interiore, che si traduce nel canto straniante e accorato di Yorke, e infine confluisce direttamente nella successiva "Morning Mr. Magpie", con una ritmica dubstep quasi angosciante che si snoda in un ritornello privo di parole ma ricco di atmosfere.

Però la sensazione è che manchi ancora qualcosa, che ci sia altro da esplicare, da aggiungere, da comunicare all'ascoltatore. Nonostante si tratti di un lavoro profondamente intimista. Forse è il senso di omogeneità che manca, quella congruenza e compattezza che caratterizzava, pur con le sue diversità, "Ok Computer". Ma questo non è un problema, perché Le teste di Radio sanno sempre come coglierci di sorpresa rimanendo sempre su parametri artistici molto alti. Perciò aspetteremo che ci sbalordiscano ancora.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Codex"

"The King of Limbs", Radiohead: 7+


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