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martedì 20 marzo 2012

James Blake, "James Blake"


(2011; Genere: Soul-Step)

Una voce Soul dotata di spessore cantautorale e intensità interpretativa, unita all'arditezza elettronica sulla scia della Dub Step che da qualche anno sta caratterizzando l'Underground londinese. In questo modo si potrebbe sintetizzare il mondo musicale di James Blake, classe 1989, giovanissimo producer britannico al suo esordio (ma aveva già pubblicato promettenti EP). Eppure sarebbe troppo limitativo.
Basterebbe soltanto ascoltare la cover che Blake ha realizzato di un già bellissimo brano, "Limit to your Love" di Feist, per capire che ci troviamo di fronte ad un talento cristallino e veritiero. Il giovine riesce a dare al pezzo quell'ebbrezza in più che gli serviva per elevarlo a piccolo capolavoro. L'ispirazione Soul è molto presente anche in altri brani, quali "To Care (Like You)", uno dei migliori dell'album, e la conclusiva "Measurements", intrisa di mestizia.

Lo stile vocale di James Blake è parecchio interessante, intenso e talvolta drammatico, anche quando la voce viene filtrata -molto spesso- dal vocoder. Non può non riportare alla mente quella di Bon Iver, brillante cantautore che negli ultimi anni sta ottenendo molti consensi, con il quale Blake ha collaborato per il brano "Fall Creek Boys Choir".

Quella di Blake è una Musica a suo modo intellettuale, chic, lontana dall'easy listening radiofonico. Ma non pretenziosa. Né tantomeno monotona; basti pensare all'impostazione "classica" piano e voce di "Give me my month" e metterla a confronto con la ripetitività tipicamente Dub di "I've Learnt to share", forte di un bass drop coinvolgente e del suono forte delle tastiere. O ancora le sonorità malate e claudicanti dell'opener, "Unluck", che però risultano molto soft rispetto al ruvido tappeto sonoro su cui si poggia "I Mind", la traccia più sghemba del'album, in cui i samples si mescolano e fondono tra loro.

Lo stile di Blake accarezza spesso e volentieri anche la Downtempo e l'Ambient. Il top di queste atmosfere Chill Out si ha sicuramente nel sound minimale di "The Wilhelm Scream", romantica, ripetitiva, leggerissima. Neanche a dirlo, cover di un brano del padre dello stesso Blake, il chitarrista James Litherland.


Adesso immaginate un cielo nuvoloso, con limature plumbee, di tanto in tanto spruzzato da qualche raggio di sole che riesce a fare capolino... E' in quel momento che ci si chiede "Ma pioverà o no?". Non lo si capisce. Poi un brusio di sottofondo che si fa più intenso e pare preannunciare un temporale estivo, cheto ma maestoso come solo la natura sa essere. ...E avrete ascoltato "Why Don't You Call Me?".

Come per i poeti dell'Ermetismo che elevavano lo spazio bianco del foglio a protagonista indiscusso della poesia, in Blake sono spesso i silenzi a parlare, quelle pause che all'interno dei brani non risultano mai come vacue. Al contrario, sono esse stesse a conferire pienezza di intenti alla composizione, come si nota soprattutto in "Lindisfarne I", pezzo che si avvicina moltissimo alla splendida Imogen Heap di "Hide and Seek".

L'omonimo "James Blake" è un album d'esordio, non dimentichiamolo. A prescindere da tutto l'hype che l'ha preceduto, si tratta di un disco straordinario, molto intimistico, quasi astratto: un Soul-Pop che fa uso intelligente e sofisticato dell'Elettronica. Delle volte si ha la sensazione che ci potrebbe essere di più e infatti manca ancora qualcosa per poterlo considerare un capolavoro. Ma si va molto vicini. Diamogli tempo e questo timido ragazzo riuscirà a trovare la propria maturità musicale.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Limit to your Love"


James Blake, "James Blake" : 8



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