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martedì 22 novembre 2011

Brani senza tempo: Velvet Underground, "HEROIN"


Le emozioni, i pensieri, le attese, le speranze, i sentimenti, i sogni, i deliri...di una persona a cui rimane come unica compagna l'eroina ("Heroin, it's my wife and it's my life"), che vaga senza una meta. Sa solo di volere allontanarsi dalla città, da tutte le persone indefinite che la popolano; oramai preferisce mirare i suoi sogni, in cui immagina di essere nato "mille anni fa" , di solcare i mari ed esplorare nuove terre. La voce di Lou Reed, che scrisse questo brano nel 1964 (incredibile ma vero) ci racconta in prima persona e in maniera sorprendentemente minuziosa questo iter che ha inizio da un ago, da cui prende il via una folle corsa. E infatti il ritmo del brano va via via accelerandosi e poi si ferma di nuovo...come il ritmo della vita, come il ritmo dei suoi battiti, come il ritmo dei suoi sogni. Il suono della viola elettrica di John Cale, intensa e stridente, sembra provocare realmente un effetto narcotizzante ed estraniante, unita inoltre alla chitarra ritmica di Sterling Morrison. Alla fine questa fusione di suoni metallici e dissonanti arriva a coprire la voce del protagonista che in un vaneggiamento di esaltazione arriva a ringraziare Dio per la sua stessa alienazione, in uno spasmo musicale che fa trattenere il fiato a chi è inerte ad ascoltarlo.
Eppure per tutto il pezzo il protagonista continua a cercare e a desiderare questa relazione con l'eroina, pur sapendo che si tratta di una relazione senza possibilità di salvezza, una relazione morbosa, torbida, dolorante e al contempo irrinunciabile. L'eroina è intorno a noi: è la solitudine di ogni giorno, la paranoia dei legami, il ronzio tra i desideri, il turbamento dei pensieri.
E' la lama metallica che trafigge l'isolamento umano.

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